Una gonna di jeans, un maglioncino nero, scarpe senza tacco.
Guardi il pubblico sorridendo. Il regista sta facendo i tuoi elogi come drammaturga e parla e si dilunga, tu continui a tacere, le braccia incrociate sul petto, sorridi posando il tuo sguardo su tutta la platea. Non una parola, una sillaba, ma sorridi e il tuo sorriso racconta la tua gioia, le tue incertezze, la tua certezza di una cosa ben fatta.
Gli attori si fidano di te e questa stima la riversi su di noi con quel sorriso delle labbra e degli occhi.
Ti osservo attentamente da una poltrona di sesta fila. Ti sistemi una ciocca di capelli, li porti sempre arruffati e raccolti malamente sulla nuca. I miei pensieri vagano, mi ricordi Juliette Greco, a differenza di lei, i tuoi capelli sono quasi biondi; anche jouliette, come te, indossava un maglioncino nero, una gonna al ginocchio e scarpe senza tacco. Con il tuo aspetto potresti far parte di quella nicchia di intellettuali anni 50, in realtà non sei affatto intellettuale, sei caparbia, combattiva contro le ingiustizie, irascibile nelle piccole cose, ti sforzi di manipolare il tuo alto senso del dovere inculcato forse dalla nonna materna, o di addolcire il tuo egoismo ereditato dal nonno paterno. Poi inventi le tue storie e la tua sensibilità viene elargita a piene mani e il tuo viso si illumina. Ed eccoti lì, sorridente su quel palcoscenico a raccontarci muta tutto il tuo donarti.
Abbandono i pensieri e ti rifocalizzo. Il regista ha terminato, entrambi scendete dal palco.
Inizia lo spettacolo.
Proiezione di un'opera di Lucchino Visconti: "Senso"
Film storico pieno di intense emozioni, con Alida Valli che esprime la sua perdizione in maniera realistica e violenta
Mi sono accorto, mentre vedevo il film, di come siamo ormai abituati alla televisione, alle immagini veloci, ai primi piani, perchè i colori sbiaditi, le figure piatte, le riprese a tutto campo, non mi facevano entrare totalmente nella storia.
Ciò non toglie che rimanga un capolavoro.
Il meteo aveva annunciato pioggia e neve, in realtà il cielo era solo coperto.
Tutto era grigio, solo qualche goccia leggerissima, si appoggiava di quando in quando, sul parabrezza.
Forse un buco tra le nuvole, ha fatto scendere improvvisamente, un raggio di luce su tutta la zona.
L'auto procedeva lentamente e le ombre degli alberi, scorrevano sul cofano del mezzo.
Battisti,... ho pensato.... questo è un momento alla Battisti.
Tutto risplendeva, i primi rami fioriti, l'ntenso verde del grano appena nato, il preannunciarsi di una primavera anticipata.
Battisti è stato veramente grande a descrivere le emozioni.
Guidare a fari spenti nella notte....
Bè! Non tutte fanno per me. i fari spenti nella notte li lascio agli altri. Anzi, non si dovrebbe mai guidare a fari spenti nella notte, anche se, lo ammetto, l'ho fatto anche io.
Eravamo negli anni 70 circa, auto renault aplhin 1600, io e Tony anzi Tony (che guidava) ed io.
Luna piena e chiarore sufficiente per provare.
Colli bolognesi, avevo 20 anni circa, Cribbio! Un secolo fa.
Mentre si guidava tranquilli, Tony preso da raptus, urlò: "BORDA" e partì giù per l'osservanza a fari spenti.
I muri parevano vicinissimi, come pure le siepi e gli strapiombi, io tacevo, lui continuava a scendere sempre più velocemente. Finalmente arrivammo sui viali di circonvallazione di Bologna.
Con un filo di voce dissi: "prendiamo un caffettino?" poi, ostentando indifferenza, aggiunsi: "La maniglia di sostegno che ti ho strappato dall'auto, l'appoggio sul sedile posteriore?"
Pensieri, emozioni, ricordi.
Intanto sono arrivato a destinazione. Il sole è nuovamente scomparso e piove a scrosci.
Anche questa volta il meteo non ha fallito.
Il sasso che stavo sollevando era veramente pesante, cercavo quindi, di mantenere una postura corretta per non farmi male alla schiena. Sono riuscito nell'intento, l'ho collocato al lato del green, poi mi ci sono seduto sopra.
Affaticato ma soddisfatto, ho gustato quell'attimo di relax.
Il sole del tardo pomeriggio, filtrava tra gli alberi del bosco, i contrasti del rosso del nocciola e del giallo, creavano immagini patchwork con delicati effetti di tono su tono.
"Però" - ho pensato - "L'Italia è bella!"
"Sono fortunato ad essere in Italia"
"Oddio, anche se...."
"Però con l'aria che tira..... "
"Ma no!
Via!
Siamo positivi!"
"Oddio anche se... "
Oggi tutto è spettacolo, politica... economia.... emozioni.... vita quotidiana.
Tra i vari spettacoli, alcuni sono piacevoli altri disastrosamente irritanti e, proprio tra questi ultimi voglio raccontavi una storiella:
Era il fatidico 10 ottobre 2007 quando firmai un contratto con Telecom per avere l'ADSL
Per motivi a me ignoti mi avevano cancellato il contratto.
Motivi tecnici, avevano detto, ma la riattiviamo subito e così il 18 gennaio 2008 è partito un secondo contratto.
Debbo dire che tutti i giorni sono bombardato da telefonate pubblicitarie. Ormai rispondo che non mi interessa nulla.
Scusi c'è il titolare? - Sono io ma non sono interessato - clik!
Prima avevo tecniche diverse: Mi infilavo 2 dita in bocca e rispondevo che ero l'addetto alle pulizie. oppure, quando mi scambiavano per una voce femminile, accentuavo la dolcezza del tono fino ad essere sensuale e cercavo di vendere a loro, una vacanza nella mia struttura.
Poi mi sono stancato anche di questo e sono arrivato al
Sono io ma non sono interessato - clik!
Oggi Infostrada ha fatto breccia, mi sono venduto spudoratamente, ho fatto un contratto di telefonia e non so nemmeno se è conveniente, mi pare di sì.
Ho poi chiesto alla ragazza dalla voce carina e suadente (forse era un sessantenne come me? - Speriamo di no) come dovevo comportarmi con l'ADSL telecom
Risposta:
Non faccia nulla, entro 2 giorni, visto che si sono fatti portare via l'osso la contatteranno ed entro una settimana le allacceranno l'ADSL; non receda dal contratto perchè anche se non le è stato comunicato ha un vincolo di 18 mesi e le farebbero pagare una penale di 50€ al mese.
COME SAREBBE A DIRE?
Loro mi hanno chiuso un contratto senza nemmeno avvisarmi e se lo chiudessi io mi chiederebbero una penale.?
Credo di essermi sentito, almeno per un attimo, al di sopra delle parti.
Questi pescicani che tentano di sbranarsi e sbranarci, mi sembrano tanto assurdi e irreali.
NO! Grazie! I vostri giochi non fanno per me.
Installerò una risposta automatica:
Sono io ma non sono interessato, GRAZIE - clik!
L'impegno, la serietà, la simpatia, sono stati i protagonisti di uno spettacolo teatrale.
Attori e portatori di handicup, uniti in una rappresentazione, che ci ha arricchito e ci ha donato un calore umano enorme.
Forse gli attori "normali" non erano grandi attori, ma la loro presenza era la giusta cornice per gli attori down.
Perchè sulla scena erano attori dentro, vedevi il loro sforzo e il loro orgoglio per un lavoro ben fatto.
Al saluto hanno fatto inchini teatrali.
Applausi! Il presentatore ha chiuso ringraziando il pubblico; una ragazza Down avrebbe voluto aggiungere qualche cosa, ma le veniva impedito, hanno cercato di dissuaderla spiegandole che lo spettacolo era terminato e che non era il caso di aggiungere altro
Lei non ha ascoltato ragioni, si è rivolta al pubblico e ha detto:
QUESTO.... LO ABBIAMO FATTO NOI!
Ha fatto bene! L'ho ammirata tantissimo.
In Italia siamo abituati a fare le file. Per qualsiasi cosa dobbiamo sottostare a questa tortura talmente radicata che la subiamo con "rassegnazione"
Mi trovavo in banca, tranquillo, chiaramente in attesa del mio turno, leggendo per ingannare il tempo gli avvisi di pagamento. E' stato tra una ricevuta bancaria e l'altra che alzando gli occhi, ho incrociato quelli di un mio vecchio conoscente.
Mi scrutava con attenzione, poi dubbioso, è esordito con una sconcertante esclamazione:
- "Ben! Gabriele ma se tuu?"
Io prontamente l'ho salutato con entusiasmo, mi faceva piacere rivederlo.
- Come Staaii? E' un pezzo che non ci vediamo.
- " Ma non mi dire! Sei proprio Tu?"
Oddio! Qalche cosa non tornava, perchè insisteva con quel "sei proprio tu?"
- Certo e tu? Cosa fai di bello?
- "Non ci posso credere! Sei proprio tu!"
La cosa iniziava ad essere imbarazzante, non sapevo cosa rispondere e come comportarmi.
- "Dio mio cosa sei diventato, che eri un più bel ragazzo!
Vabbe' ho 59 anni, l'ultima volta che ci eravamo visti ne avrò avuti una trentina, ma lui ad insistere:
- "Avevi due occhi verrddiii,... non si vedono più... tra occhiali e occhiaie... sono due fessure"
Giuro che lo avrei strangolato con le mie mani se avessi potutto
- " Mo Dio che eri così bello! Ben! Adessa ti anc'ple'
"Gli anni passano per tutti, anche per i capelli"
Ho tentato di giustificare l'operato della natura, ma nulla da fare ha proceduto impietoso fino alla fine.
- "Ah guarda rimango allibito! Non avrei mai creduto che diventassi così"
Sono stato tentato seriamente di sputargli addosso e il resto della fila, ormai attenta e divertita, sicuramente avrebbe approvato.
Mi ha salutato, poi lentamente è andato ad accodarsi nella fila accanto, di quando in quando però, mi guardava e scuoteva la testa in segno di negazione.
Per lui non era proprio possibile.
Forse gli ho dato la più grande delusione della sua vita.
Una delle cose che fatico a comprendere è perchè, nonostante ci sia tanto tempo a disposizione, si arrivi ad essere irrimediabilmente in ritardo.
Anche questa volta è successo.
La corsa con l'auto, la corsa per il parcheggio, la corsa fino al teatro, ed eccolo là maestoso, Il Comunale di Bologna, discreto nel suo abito notturno di luci.
Le 20,30 in punto, ancora 5 minuti e il concerto avrebbe avuto inizio.
Corsa per le scale, ricerca della porta giusta, poltrona, penombra, buio.
Tre occhi di bue illuminano il palcoscenico, entrano i musicisti con aria tetra, perfettamente in sontonia con gli abiti neri che indossano.
Piccoli colpi di tosse, qualche nota per accordarsi, silenzio. Entra il direttore d'orchestra, un giovane nipponico con grandi occhiali e con un caschetto di capelli lisci color antracite... Applausi.... Silenzio
Da lontanto un rumore di onde, avanzano, sempre più forti e violente, il vento interviene a fare la sua parte, improvviso un uscio sbatte, il violino ricorda il pianto di un bimbo, i timpani tuonano.... silenzio... il triangolo batte le ore, di nuovo l'uscio, di nuovo il tuono e le onde e il vento e l'uscio che sbatte.
Il direttore impazzito, si agita istericamente frustandosi il viso con i capelli corvini. Io li ho osservati bene quei capelli, li aveva lavati di fresco e sospetto una con buona dose di balsamo ammorbidente. E' una parte dominante, quella del capello ammorbidito, di ogni direttore d'orchestra, bravo o meno non importa, ma il capello...
Intanto l'uscio continua a sbattere e i flauti emettono soffi di tempesta.
UN COLPO PIU' FORTE ... IMPETUOSO... ASSORDANTE.. Silenzio.
Il direttore è provato, raggomitolato su se stesso rivolto all'orchestra. Il viso nascosto dal caschetto.
Si alza sofferente, si gira, ci osserva, si butta in un inchino,quasi a toccare il pavimento con le punte della sua chioma morbida e vaporosa.
Applausi.
Sono onesto. E' stato un buon concerto e mi è piaciuto.
Come oche incollonate usciamo, raggiungiamo il ristorante greco, e ordiniamo le pietanze che andremo ad attaccare con voracità
Entrano anche i musici e il direttore. Il ristorante dopo teatro è un rito al quale le persone di spettacolo non possono sfuggire.
Li osservo, non hanno più l'aria patita di poco prima, abbigliamento casual, e allegria.
Arrivano le loro portate, li osservo ancora, forse non hanno l'aria patita, ma la fame li tradisce inesorabilmente.
Oggi una coppia di amici, mi ha annunciato, che stanno programmando di trasferirsi in Florida.
Questo all'ora di pranzo, all'ora di cena invece, mi ha telefonato un altro mio amico, un ragazzone toscano alto 1,90 e con una incredibile barba incolta, lui abbandona l'Italia per andare a vivere in Andalusia.
E IO?
Me lo avevano consigliato le amiche di tastiera, questo romanzo, ho seguito il loro consiglio ed ora ho terminato la lettura.
Iniziato con leggero interesse, mi sono ritrovato ben presto, a sfogliare le pagine come un drogato in astinenza e dopo alcuni capitoli, mi sono accorto di essere stato totalmente catturato dalla trama e dai personaggi. Alcune pagine poi, di indiscussa suspence o da film del terrore.
Io non guardo mai pellicole orror perchè mi infastidiscono, non credevo che anche una lettura potesse farmi irzare i peli delle braccia.
Lo definireri un buon romanzo, anche se il finale è stato meno graffiante di tutto il resto.
Ok! Vado a nanna e porterò con me, un nuovo libro da comodino.
Buonanotte!